I cinque generi delle proporzioni
aritmetiche
Preparati a godere, lettore
coraggioso! Entriamo nel sancta sanctorum del
matematico-musicista rinascimentale e vi troviamo
le definizioni di Zarlino dei cinque generi delle
proporzioni. Il mio consiglio è di far tesoro
delle mie esplicitazioni moderne e soprattutto di
far pratica esercitandoti con la nomenclatura, cosicché,
quando leggerai il libro e ti imbatterai in frasi
del tipo "l'intervallo di un minor semituono,
contenuto nella proportione super 13.partiente 243,
chiamato dai Greci apotomè", saprai subito
che la super 13.partiente 243 non è null'altro
che la 256:243. Ma se non vuoi far pratica, poco male:
ti sarà sufficiente aver sott'occhio la tabella
che segue, per capire al volo tutto quanto.
Se poi in futuro vorrai approfondire
quest'argomento e collegarlo ad altri argomenti e
questioni matematiche, musicali, artistiche, architettoniche
ecc. dibattute all'epoca di Zarlino, ho in serbo per
te ulteriori ed eccitanti segreti nella versione stampata
dei miei studi sulle Istitutioni Hamoniche, che pubblicherò
non appena ne avrò terminata la redazione.
Le proporzioni, secondo la
teoria antica che Zarlino fa propria, sono tutte classificabili
all'interno dei seguenti 5 generi (tutte le variabili
indicano interi positivi):
| |
|
FORMA
MATEMATICA DELLA PROPORZIONE
|
|
| 1° - molteplice |
k-upla |
k : 1 |
dupla (2:1)
tripla (3:1) |
| 2° - superparticolare |
sesqui-na
(sempre n>1) |
(n+1) : n |
sesquiterza (4:3)
sesquiquarta (5:4)
sesquialtera (3:2) |
| 3° - superpartiente |
super-m-partiente-na
(sempre n>m>1) |
(n+m) : n |
superbipartienteterza (5:3)
supertripartientequinta (8:5)
supertripartienteottava
(11:8) |
| 4° - molteplice
superparticolare |
k-upla sesqui-na
(sempre k>1 e n>1) |
(kn+1) : n |
dupla sesquialtera (5:2)
tripla sesquiquarta (13:4) |
| 5° - molteplice
superpartiente |
k-upla super-m-partiente-na
(sempre k>1 e n>m>1) |
(kn+m) : n |
tripla superbipartienteterza (11:3)
quadrupla supertripartientequinta (23:5) |
È da notare che tutte
queste proporzioni hanno il primo termine maggiore
del secondo (proporzioni di maggiore inequalità).
Nel caso inverso, caratteristiche e denominazioni
restano le medesime, ma al nome si aggiunge il prefisso
sub-: ad esempio la dupla 2:1 diventa la subdupla
1:2. È anche da osservare che le denominazioni
sopra esposte si applicano come sempre a proporzioni
considerate nei loro minimi termini. Ad esempio, 8:6
è sempre una sesquiterza, perché corrisponde
a 4:3.
[Nota. Sono certo che il
lettore si chiederà il motivo di questa terminologia
così apparentemente astrusa. Per dare una prima
risposta alla domanda, è necessario definire
ciò che Z. chiama "denominatore"
o "quoziente" di una proporzione. Attenzione
a non confondere l'espressione "denominatore"
in questo senso antico col significato moderno della
parola.]
Denominatore o quoziente
di una proporzione
Il "denominatore"
o quoziente di una proporzione è il risultato
della divisione del termine maggiore per il minore.
Zarlino riporta la definizione secondo Euclide: "quel
numero, secondo il quale si piglia la parte nel suo
tutto".
All'epoca di Zarlino, il
risultato della divisione non poteva però essere
espresso in un modo qualunque. Il "denominatore"
si diceva semplice
se corrispondeva ad un intero (il che ovviamente accade
solo in pochi casi, quando il termine minore è
un divisore del maggiore). Quando il "denominatore"
non era intero, si diceva composto
e si esprimeva sempre sotto forma di intero più
una frazione che rappresentava il resto:
k + m/n
(con k, m ed n interi non negativi)
Ad es. la dupla-super-bipartiente-terza
8:3 ha "denominatore" composto pari a 2+2/3,
che significa: "il 3 nell'8 sta 2 volte più
due terzi di sé stesso". In termini matematici
moderni la cosa si controlla banalissimamente, verificando
che la somma 2+2/3 dà come risultato la frazione
8/3.
[Continuazione della nota
precedente. I nomi "antichi" delle proporzioni
esprimono dunque in forma linguistica e non simbolica
questo modo di rappresentare il quoziente della proporzione,
chiamato anche "denominatore" proprio perché
serve a denominare
la proporzione medesima.
Nel genere molteplice, la
frazione m/n è uguale a zero sicché
il "denominatore" si riduce a k ed è
dunque sempre un intero, ad es. per la dupla 2:1 è
2, per la tripla 3:1 è 3 e così via.
Nei generi superparticolare
e superpartiente, k è sempre uguale a 1, dunque
è inutile usarlo per l'espressione della frazione,
il cui nome dipende allora dalla sola espressione
frazionaria del resto m/n. Nel genere superparticolare,
inoltre, anche m è sempre uguale a 1. Ad es.
la sesqui-quarta (5:4) ha quoziente pari a 1+1/4;
la super-tripartiente-quarta (7:4) ha "denominatore"
o quoziente pari a 1+3/4.
Nei generi molteplice superparticolare
e molteplice superpartiente, invece, k è maggiore
di 1 ed appare nel nome al primo posto. Ad esempio,
il nome della tripla sesqui-quarta (13:4), che ha
come quoziente 3+1/4, contiene al primo posto l'intero
3 e poi i due termini della frazione m/n nel modo
già visto per il genere superparticolare; invece
il nome della dupla super-tripartiente-quarta (11:4),
che ha "denominatore" pari a 2+3/4, contiene
al primo posto l'intero 2 e poi i due termini della
frazione m/n nel modo già visto per il genere
superpartiente.
La seguente tabella mostra
come costruire il "denominatore"o quoziente
a partire dal nome della proporzione:
|
GENERE |
FORMA
GENERALE DEL NOME |
COSTRUZIONE DEL QUOZIENTE |
| molteplice |
k-upla |
k |
| superparticolare |
sesqui-na |
1
+ 1/n |
| superpartiente |
super-m-partiente-na
|
1
+ m/n |
| molteplice
superparticolare |
k-upla
sesqui-na |
k
+ 1/n |
| molteplice
superpartiente |
k-upla
super-m-partiente-na |
k
+ m/n |
Risulta dunque evidente che
le denominazioni antiche rappresentano una forma di
cristallizzazione linguistica del "quoziente"
o "denominatore" di ciascuna proporzione.
Ma perché adottare
per il quoziente una forma di analisi e denominazione
così apparentemente complicata?
La risposta sta evidentemente nell'uso al quale le
proporzioni sono destinate. Non posso dilungarmi troppo
in questa sede e dunque rimando il lettore che volesse
approfondire l'argomento alla versione stampata delle
mie riflessioni sulle Istitutioni. Si tratta di un
uso legato alla misura ed alla ripartizione di corde
e, più in generale, di distanze, connesso (come
tutto lo sviluppo iniziale della geometria antica
greca e pre-greca) all'uso della geometria a fini
di agrimensura, di architettura ecc.
Il quoziente così
espresso consente di vedere alla prima occhiata il
rapporto fra due corde: se una delle due è
un multiplo dell'altra (genere molteplice), se è
un multiplo più un piccolo resto (molteplice
superparticolare), se è un multiplo più
un resto "grande" (molteplice superpartiente),
se è praticamente uguale all'altra corda a
parte un piccolo resto (superparticolare) o un resto
grande (superpartiente). Tutto ciò può
essere utile a chi debba porre rapporti tra corde.
Prendiamo ad esempio il rapporto 8:3; se io lo chiamo
"dupla super-bi-partiente terza" (quoziente
2 + 2/3), so subito che prima devo raddoppiare la
corda di partenza e poi aggiungere ancora una parte
pari a due terzi della corda di partenza.
Ci sono poi altre considerazioni,
legate alle modalità ed alla precisione della
divisione di una corda, molto interessanti, ma che
non è il caso di riportare in questa sede.
Al lettore non matematico,
infine, deve essere comunque ricordato che questa
modalità di espressione del quoziente non è
poi così lontana da quella con la virgola cui
siamo abituati noi moderni. Se consideriamo, ad esempio,
il quoziente di 5:2, esso può essere espresso
con il numero 2,5 oltre che con l'espressione 2 +
1/2 e naturalmente con la frazione 5/2 (in termini
matematici queste tre espressioni sono tutte egualmente
legittime e tutte equivalenti: la preferenza all'una
o all'altra va data sulla base dell'uso pratico che
si intende fare dell'espressione). La rappresentazione
di un numero con la virgola è però in
generale una variante "mascherata" della
rappresentazione antica. Ad es. il numero 3,487 significa
3 + 4/10 + 8/100 + 7/1.000. L'espressione 2,5 cioè
2 + 5/10, semplificando la frazione, è dunque
matematicamente identica a 2 + 1/2. Nel caso di numeri
periodici, poi, l'uso delle espressioni antiche può
essere addirittura più pratico del sistema
con la virgola. Ad esempio 2 + 2/3 in certi contesti
è sicuramente più maneggevole di 2,666...,
espressione che corrisponde a 2 + 6/10 + 6/100 + 6/1.000
+ ... .
Niente di astruso e strano, dunque, anche se le espressioni
linguistiche antiche usate per le proporzioni appaiono
al lettore moderno certamente inconsuete.]
[Altra nota. Qualche lettore
continuerà a chiedersi cosa importi tutto ciò
al musicista. Pazienza...! Sarà tutto chiaro
fra non molto, quando si vedrà che queste cose
sono utili per capire le molte e dotte considerazioni
di Zarlino intorno al problema della costruzione dell'ottava
e dell'accordatura degli strumenti, un tema di grandissima
importanza anche pratica che libererà la mente
e scatenerà la fantasia di chi non intende
limitarsi all'accordatore elettronico.
A partire dalla prossima
volta, finalmente arriviamo a vedere le operazioni
con gli intervalli: come si sommano, si sottraggono,
si moltiplicano e, soprattutto, si dividono. E tutto
questo serve per impostare esattamente le scale musicali
(gli antichi lo facevano suddividendo il monocordo)
e quindi le accordature: non a orecchio, ma in forma
matematica precisa.]
© Gian Paolo Fagotto,
2002.