Intervalli e proporzioni
Nella puntata precedente
abbiamo indicato le proporzioni che esprimono i più
comuni intervalli consonanti. Il significato dell'abbinamento
fra intervalli e proporzioni è molto semplice,
e lo è particolarmente se riferito al modello
che gli antichi avevano più presente: quello
del monocordo o in generale degli strumenti a corde.
Ad esempio, la proporzione 2:1 esprime la diapason
(od ottava che dir si voglia) nel senso che una corda
di lunghezza unitaria, rispetto ad un'altra corda
di uguali caratteristiche e tensione ma di lunghezza
doppia, dà un suono che è esattamente
l'ottava sopra; la proporzione 3:2 esprime la quinta
nel senso che una corda lunga ad es. 20 cm suona una
quinta sopra rispetto ad una corda di uguali caratteristiche
e tensione ma lunga 30 cm, e così via. È
inutile precisare che proporzioni non ridotte ai minimi
termini sono assolutamente equivalenti alla loro forma
ridotta: la proporzione 6:4 è equivalente alla
proporzione 3:2 ed esprime identicamente la diapente
ovvero quinta.
Un metodo pratico per il
calcolo degli intervalli
Prima di studiare bene le
proprietà delle proporzioni e delle operazioni
fra proporzioni, riportiamo la ruota dei numeri sonori,
una curiosità dai risvolti pratici che merita
una citazione. La ruota di Zarlino è costruita
ponendo in successione i numeri dall'1 al 6 più
tutti i numeri che sono prodotti di due soli numeri
compresi tra l'1 ed il 6. Ad esempio ci sono il 12
(3x4) ed il 16 (4x4), ma non il 26 (2x13) e neppure
il 32 (4x4x2). Il numero più piccolo è
naturalmente 1, mentre il più grande è
naturalmente 36 (6x6).

L'utilità pratica
della figura sta nel fatto che essa, oltre ad indicare
le proporzioni esatte di tutti gli intervalli consonanti
e dissonanti principali, consente di sommare intervalli
posti su caselle adiacenti. Per avere la proporzione
corrispondente ad un intervallo, si considerano i
numeri posti all'estremità della casella dove
sta scritto il nome dell'intervallo, procedendo in
senso orario; se la proporzione è riducibile,
va ridotta ai minimi termini. Ad esempio, per il ditono
(terza maggiore) si trova la proporzione 5:4, ma anche
15:12, che, ridotta ai minimi termini, è la
stessa cosa. Per sommare due o più intervalli
posti su caselle adiacenti, si considerano il primo
numero della prima casella e l'ultimo dell'ultima,
sempre procedendo in senso orario. Ad esempio: sommando
il semiditono al tono minore si ottiene 12:9, che
ridotto dà 4:3 (quarta); continuando a sommare
il tono maggiore successivo, si ottiene 12:8, che
ridotto dà 3:2 (quinta) e così via,
il che concorda con la realtà, dato che la
terza minore più un tono (minore) dà
una quarta, che sommata ad un tono (maggiore) dà
per l'appunto una quinta..
Utilissima per matematici pigri, per intervalli strani
o grandi, e per non sbagliare mai con i due toni e
semitoni (maggiori e minori), questa ruota consente
in pratica di avere sottomano un prontuario veloce
per conoscere la descrizione matematica degli intervalli
secondo la teoria tradizionalmente attribuita a Pitagora.
Ad esempio: non ricordate più se la terza minore
(semiditono) si fa sommando al semitono maggiore un
tono maggiore oppure un tono minore? Cercateli nelle
due caselle adiacenti, e troverete, posti fra i numeri
18, 16 e 15, il tono maggiore ed il semitono maggiore.
La proporzione che ottenete è 18:15, cioè
6:5 che è la proporzione della terza minore,
il che vi conferma che siete nel giusto.
Intervalli semplici e composti
È una distinzione
che è bene conoscere. Gli intervalli semplici
risultano da una proporzione fra numeri consecutivi
(ad esempio 4 e 3 oppure 3 e 2), i composti no (ad
es. 5 e 3). Ne consegue che gli intervalli composti,
non risultando da numeri consecutivi, ammettono fra
i due termini un termine medio. Con quest'ultimo,
si creano così due nuove proporzioni che descrivono
i due intervalli i quali, uniti insieme, generano
l'intervallo di partenza. Un esempio:
sesta
maggiore 5:3
ammette
il termine medio 4, che genera le due proporzioni
5:4 e
4:3
ed infatti la sesta maggiore
si ottiene sommando una terza maggiore (5:4) ed una
quarta (4:3).
È ovvio che si può fare anche l'inverso,
come abbiamo visto nella descrizione della ruota.
È bene avvertire che il concetto di semplice
e composto va inteso solo nella sua forma matematica.
Ad esempio, la quinta potrebbe sembrare intervallo
composto, perché formato da una terza maggiore
più una terza minore. Così però
non è, dato che la proporzione che esprime
la quinta (3:2) è una proporzione semplice,
come quelle che esprimono le terze (5:4 e 6:5). La
quinta, al pari delle due terze, è dunque intervallo
semplice.
Fin qui, generalità
e metodi pratici: ma il bello viene a partire dalla
prossima puntata, in cui cominceremo a vedere in dettaglio
la teoria zarliniana della proporzioni.
© Gian Paolo Fagotto,
2002.