Siamo giunti alla fine della
nostra lettura dell'articolo. Prima di concludere,
credo non sia inutile avvisare il lettore che le affermazioni
di Newcomb non
vanno intese in senso assoluto, né l'autore
pretende di presentale come tali. Il musicologo ha
infatti condotto ricerche in un ambito temporale ben
delimitato: impossibile pensare di generalizzarne
acriticamente i risultati; egli inoltre si è
soffermato su un repertorio ben preciso e anche qui
eventuali estensioni delle sue conclusioni andranno
verificate; infine è ad esempio da considerare
l'ipotesi che diversi stili o abitudini nazionali
o locali possano aver indotto intavolatori diversi
a comportamenti differenti (vedremo questo più
avanti, commentando un altro studio interessante di
un altro autore). E questi sono solo alcuni degli
avvertimenti che possono utilmente esser dati al lettore.
Il senso finale di questi avvertimenti è che,
quando si affronta un passo vocale (o, comunque, musica
scritta in una notazione per così dire "ambigua")
occorre tenere presente che aggiunte, integrazioni
o correzioni relative alla cosiddetta "musica
ficta" andranno soppesate e calibrate con cautela
tenendo conto di diversi fattori di natura storica
ed estetica e che non è mai possibile vederle
come conseguenza meccanica dell'applicazione di una
o più regole fisse, valide in generale per
la "musica antica".
C'è un insegnamento
generale che emerge da questo articolo, aldilà
dei dettagli di grande interesse, che ho tentato di
riassumere nelle puntate precedenti. Questo insegnamento
può essere riassunto con le parole stesse usate
dall'autore:
"Le
regole non sono andate perdute: non ci sono mai state.
In una quantità di situazioni, c'era diffuso
accordo riguardo a ciò che costituiva comportamento
appropriato, ma niente di così inviolabile
da poterlo chiamare regola. E in una quantità
maggiore di situazioni c'erano almeno due possibilità.
Talvolta questi dilemmi interagivano fra loro, producendo
molteplici possibili permutazioni, ma la conseguente
varietà di possibili comportamenti sembra essere
stata più fonte di diletto che di sgomento."