La Rubrica Musicologica
N° 4- 29/2/2004
 
 
 
 


Diesis e bemolli: precedente

Rubrica musicologica

 
 

Prassi esecutiva
Diesis e bemolli nella musica del Rinascimento

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Siamo giunti alla fine della nostra lettura dell'articolo. Prima di concludere, credo non sia inutile avvisare il lettore che le affermazioni di Newcomb non vanno intese in senso assoluto, né l'autore pretende di presentale come tali. Il musicologo ha infatti condotto ricerche in un ambito temporale ben delimitato: impossibile pensare di generalizzarne acriticamente i risultati; egli inoltre si è soffermato su un repertorio ben preciso e anche qui eventuali estensioni delle sue conclusioni andranno verificate; infine è ad esempio da considerare l'ipotesi che diversi stili o abitudini nazionali o locali possano aver indotto intavolatori diversi a comportamenti differenti (vedremo questo più avanti, commentando un altro studio interessante di un altro autore). E questi sono solo alcuni degli avvertimenti che possono utilmente esser dati al lettore.
Il senso finale di questi avvertimenti è che, quando si affronta un passo vocale (o, comunque, musica scritta in una notazione per così dire "ambigua") occorre tenere presente che aggiunte, integrazioni o correzioni relative alla cosiddetta "musica ficta" andranno soppesate e calibrate con cautela tenendo conto di diversi fattori di natura storica ed estetica e che non è mai possibile vederle come conseguenza meccanica dell'applicazione di una o più regole fisse, valide in generale per la "musica antica".

C'è un insegnamento generale che emerge da questo articolo, aldilà dei dettagli di grande interesse, che ho tentato di riassumere nelle puntate precedenti. Questo insegnamento può essere riassunto con le parole stesse usate dall'autore:

"Le regole non sono andate perdute: non ci sono mai state. In una quantità di situazioni, c'era diffuso accordo riguardo a ciò che costituiva comportamento appropriato, ma niente di così inviolabile da poterlo chiamare regola. E in una quantità maggiore di situazioni c'erano almeno due possibilità. Talvolta questi dilemmi interagivano fra loro, producendo molteplici possibili permutazioni, ma la conseguente varietà di possibili comportamenti sembra essere stata più fonte di diletto che di sgomento."

[Fine]

 

© Gian Paolo Fagotto per ANTIQUA, 2002.

 

 

 
 
 
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