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Prassi esecutiva
Diesis e bemolli nella musica del Rinascimento
(3)

Nel numero precedente abbiamo
visto un certo numero di "regole" che Newcomb
ricava dalle fonti esaminate, cioè un insieme di
casi in cui il comportamento da tenere è determinato
in modo abbastanza preciso dal contesto del contrappunto.
In molti altri casi, invece, il comportamento può
essere frutto di scelta fra più posibilità,
tutte lecite. Ciò non significa naturalmente che
la scelta sia arbitraria, dato che occorre sempre tenere
presenti una serie di condizioni di contorno. In un certo
numero di casi, tuttavia, la scelta dipende effettivamente
dal gusto dell'esecutore, e può essere motivata
da ragioni puramente estetiche e particolarmente dall'esigenza
della varietà.
Dobbiamo sottolineare con particolare forza questo punto,
già indicato nella prima puntata di questa presentazione:
la mentalità del compositore (e dell'esecutore)
rinascimentale rifugge dall'idea di una determinazione
rigida dei comportamenti. Essa propende invece sempre
per un'ampia libertà, alla quale vengono dati sì
dei limiti, ma senza che ciò porti all'uniformità
dei comportamenti ed all'appiattimento. A questo ideale
di libertà e fantasia dovrebbe uniformarsi l'esecutore
moderno, rifuggendo dalle stravaganze e dai comportamenti
ingiustificati, ma senza la paura di ricercare la varietà
e la bellezza.
I casi in cui c'è
più di una possibilità di comportamento

Fig. 7
- 8. nel caso si presenti una
possibile situazione di doppia sensibile, alla quarta
inferiore rispetto alla voce principale (v. figura 8),
normalmente non si altera la voce inferiore, ma ci sono
casi in cui questo viene fatto;
[numerosi esempi di doppia sensibile ma con
alterazione originale nella musica sacra di Mainerio
(1574) presente nel nostro CD War and Faith]

Fig. 8
-
9. la cadenza a La o equivalente
(Re nella trasposizione per bemolle) può essere
fatta in due modi: alterando la nota che introduce
la dissonanza (cioè bemollizzando il Si o il
Mi nella versione trasposta, fig. 10) oppure nel modo
solito, cioè alterando la sensibile (Sol, o
Do nella versione trasposta, fig. 9); entrambi i tipi
di cadenza "Frigia" o "Dorica"
erano egualmente possibili.

Fig. 9
Fig. 10
Newcomb fornisce inoltre alcuni criteri di comportamento
di natura generale, che considero assai importanti:
-
1. un'alterazione dovrebbe
essere mantenuta solo finché serve, non oltre;
se in una frase si ripresenta più di una volta
una situazione che ha due soluzioni possibili, sarebbe
opportuno alternarle; gli antichi non percepivano
del problema dell'"unità" della frase,
ma casomai quello della sua varietà (pag. 223);
-
2. nei procedimenti imitativi,
non è affatto detto che le imitazioni debbano
essere esatte; anche nei casi in cui la stessa frase
viene riproposta alla stessa altezza, possono essere
introdotte alterazioni in una ricorrenza e non nell'altra
[c'è un caso interessante in uno dei Magnificat
di Mainerio citati sopra, il Magnificat Quinti Toni,
versetto Et misericordia, in cui la stessa fase proposta
dai tenori viene ripetuta poi identica dai soprani,
ad eccezione di un diesis indicato nella parte dei
soprani ma non in quella dei tenori. Secondo il criterio
ora fornito da Newcomb non è affatto il caso
di "normalizzare" le due frasi, come in
effetti ho evitato di fare nell'incisione discografica
delle musiche];
-
3. in alcuni passaggi non
esiste alcuna soluzione che elimini tutti i problemi,
ma è necessario accettare un certo grado di
dissonanza o la violazione di alcune "regole".
© Gian Paolo Fagotto per ANTIQUA,
2002.
[Continua nel prossimo numero]
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