[continua dal numero precedente]
Con il versetto “Esurientes” il contrappunto riprende notevole spazio. Le voci, dopo essere entrate contemporaneamente con tre battute relativamente statiche, in cui solo il soprano lascia presagire gli sviluppi successivi, iniziano ad inseguirsi in imitazione molto stretta con rapide salite per grado congiunto, mentre al basso è affidata la funzione di pedale che ribatte prima la tonica e poi la dominante. Il Tonetti nota che lo stesso disegno viene usato nella Battaglia per le tipiche onomatopee (“fa ri ra ri ra rey ne”) caratteristiche di questo tipo di composizione, tant’è vero che lo stesso tema si era incontrato anche nella Battaglia Italiana, e come là anche qui Mainerio amplia l’episodio utilizzando i suoi mezzi compositivi più raffinati.


Dopo alcuni spunti ampiamente rielaborati (le parole “implevit bonis” a battuta 205 ricordano, con valori più lunghi, le onomatopee di battuta 182 e la cadenza di battuta 210 è simile a “des coups” di battuta 27) si incontra una nuova citazione sulla parola “inanes”, i cui melismi riprendono le scalate discendenti utilizzate nella Battaglia sulle parole “chacun s’assaisonne” a battuta 60, anche se in questo caso Janequin aveva elaborato un’imitazione, mentre in Mainerio le voci inferiori si limitano a creare un sostegno accordale che prosegue fino alla cadenza finale, mantenendosi fedele allo stile del brano parodiato.


Con il “Sicut locutus” si torna all’omofonia e al coro battente (evidentemente caratteristici di questo Magnificat); anche in questo versetto è presente un interessante episodio in tempo ternario in cui vengono citati, elaborandoli e riunendoli, i due episodio in tempo perfetto presenti nella Battaglia a battuta 78 (“sounez trompetes”) e 129 (“tonnez, bruyez”). che, oltre a collocare fortemente il brano nello stile descrittivo della battaglia, presenta uno dei rarissimi casi in cui le armonie di Mainerio risultano più scolastiche di quelle di Janequin, che più volte crea ritardi e appoggiature con dissonanze di settima.



Negli ultimi versetti del brano troviamo ulteriori citazioni più o meno letterali ed elaborate, mentre a conclusione di questa analisi, si possono riassumere, per questi due brani, alcuni caratteri che, avvicinandosi alle opere di ispirazione, li allontanano dagli altri brani della raccolta ed altri che invece li differenziano dalle due Battaglie da cui sono tratti.
Si può ad esempio facilmente notare come in questi due brani si ritrovi molto più spesso che altrove la scansione sillabica che segue il testo con il ritmo naturale degli accenti anziché, come altrove, l’abbondanza di note puntate, legature e sincopi che rendessero più interessante la prosodia. E’ anche vero però, come si è più volte sottolineato, che Mainerio molto spesso converte le rapide serie di monosillabi tipiche delle opere ispiratrici in leggeri melismi che non rendano troppo difficile la comprensione del testo.
Un altro carattere che sicuramente differenzia questi due brani dagli altri è l’uso più libero del tempo ternario, che sicuramente è un carattere tratto dagli autori parodiati.
Rispetto a questi però Mainerio dimostra di avere mezzi compositivi più moderni e raffinati; lo si nota soprattutto nell’uso più elegante del contrappunto, specie nelle cadenze che uniscono i vari episodi, e nel maggiore utilizzo del procedimento imitativo (sebbene in questo campo si notino delle differenze anche tra i due autori delle Battaglie, poiché Werrekoren forse ha maggiore dimestichezza del predecessore con i nessi tra gli spunti tematici, che in lui risultano di solito più eleganti) e nelle armonie più varie, anche se Jannequin, pur non creando praticamente mai nel suo brano una vera modulazione, come Mainerio, spesso fa uso, come si è visto, di dissonanze abbastanza ardite che possono essere indizio di un senso tonale in fieri.
I prossimi interventi, esaminando le caratteristiche dei Magnificat della raccolta basati sui temi gregoriani, contribuiranno a sottolineare ulteriormente le proprietà dei brani già analizzati e a investigare altre particolarità della scrittura di Giorgio Mainerio.
©Dott.ssa Arianna Plazzotta,
2006
[continua nel prossimo numero]
