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Prassi esecutiva
Diesis e bemolli nella musica del Rinascimento
(2)

Riprendiamo l'esposizione dei risultati
delle ricerche di Newcomb sulle intavolature liutistiche di
brani di musica sacra di Gombert. Nello scorso numero parlavamo
di un insieme di "regole" che si possono ricavare
dall'esame delle fonti analizzate. Abbiamo così riassunto
i risultati esposti da Newcomb.
Le "regole"
-
1. Il tritono armonico costruito
sulla voce più grave, sia nella forma della quarta
aumentata sia nella forma della quinta diminuita, va sempre
corretto, ad eccezione del caso indicato dalla figura
3, specie in cadenza; se invece il tritono riguarda voci
superiori, non viene corretto quasi mai, a meno che non
concorrano altre condizioni che rendano consigliabile
la correzione;

Fig. 3
-
2. il tritono melodico preso
di salto (nell'ambito di una singola voce, vedi figura
2 nel n° 1 della rubrica)
va sempre corretto, a meno che la correzione non porti
a tonalità poco usuali (già il terzo bemolle,
sul La, è estremamente raro) ed usando di preferenza
il bemolle anziché il diesis;
-
3. la cadenza nella sua forma
tipica, come quella mostrata nella figura 1 (n° 1
della rubrica), ha sempre la sensibile (con intervallo
di semitono rispetto alla nota di arrivo), anche se sta
all'interno della frase, anche se le due voci sono distanti,
anche se altre voci non sostengono armonicamente la cadenza
e infine anche se la cadenza non è una cadenza
finale o seguita da pausa. Ciò accade per ogni
cadenza del tipo mostrato, a meno che non sussistano impedimenti.
In particolare, può capitare che un'altra voce
tenga o introduca la forma non alterata della nota da
alterare oppure una nota che creerebbe una quarta diminuita
o una quinta aumentata con la nota che si dovrebbe alterare
(figg. 4 e 5); in questi casi, è possibile scegliere
se alterare o non alterare la nota; se la voce che contiene
la nota da alterare non ritorna al punto di partenza (nei
nostri esempi, al Sol), ma va a qualunque altro grado,
l'alterazione non si fa, a meno che la voce non crei una
terza superiore alla nota d'arrivo; in quest'ultimo caso,
se la terza è minore, è possibile scegliere
di alterare o non alterare (nel caso in cui si altera,
si crea un salto di quarta diminuita) (v. figura 6);

Fig. 4
Fig. 5
Fig. 6
- 4. nella cadenza finale, la terza
è sempre maggiore;
-
5. le false relazioni fra voci diverse non
devono essere corrette (anzi, pare che fossero gradite);
-
6. vale la
regola del fa supra la, ma solo nel modo di Re e nelle sue
trasposizioni e solamente se il caso è veramente
quello dell'unica nota che eccede l'esacordo (ad esempio,
nel modo di Re non trasposto, una frase che arrivi fino
al Si per poi stabilizzarsi in una tessitura più
bassa). La regola non vale in quei casi in cui la melodia
gira intorno al Si (o al Mi nel modo trasposto) e poi scende
momentaneamente, ma solo per risalire poi al Do (o al Fa);
in casi come questi, nelle fonti intavolate non si trova
bemolle.
© Gian Paolo Fagotto per ANTIQUA,
2002.
[Continua nel prossimo numero]
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