La Rubrica Musicologica
N° 2 - 30/10/2003
 
 
 
 


Diesis e bemolli: precedente

Diesis e bemolli: successivo

Rubrica musicologica

 
 

Prassi esecutiva
Diesis e bemolli nella musica del Rinascimento

(2)

 

Riprendiamo l'esposizione dei risultati delle ricerche di Newcomb sulle intavolature liutistiche di brani di musica sacra di Gombert. Nello scorso numero parlavamo di un insieme di "regole" che si possono ricavare dall'esame delle fonti analizzate. Abbiamo così riassunto i risultati esposti da Newcomb.

Le "regole"

  • 1. Il tritono armonico costruito sulla voce più grave, sia nella forma della quarta aumentata sia nella forma della quinta diminuita, va sempre corretto, ad eccezione del caso indicato dalla figura 3, specie in cadenza; se invece il tritono riguarda voci superiori, non viene corretto quasi mai, a meno che non concorrano altre condizioni che rendano consigliabile la correzione;

fig. 3
Fig. 3

  • 2. il tritono melodico preso di salto (nell'ambito di una singola voce, vedi figura 2 nel n° 1 della rubrica) va sempre corretto, a meno che la correzione non porti a tonalità poco usuali (già il terzo bemolle, sul La, è estremamente raro) ed usando di preferenza il bemolle anziché il diesis;

  • 3. la cadenza nella sua forma tipica, come quella mostrata nella figura 1 (n° 1 della rubrica), ha sempre la sensibile (con intervallo di semitono rispetto alla nota di arrivo), anche se sta all'interno della frase, anche se le due voci sono distanti, anche se altre voci non sostengono armonicamente la cadenza e infine anche se la cadenza non è una cadenza finale o seguita da pausa. Ciò accade per ogni cadenza del tipo mostrato, a meno che non sussistano impedimenti. In particolare, può capitare che un'altra voce tenga o introduca la forma non alterata della nota da alterare oppure una nota che creerebbe una quarta diminuita o una quinta aumentata con la nota che si dovrebbe alterare (figg. 4 e 5); in questi casi, è possibile scegliere se alterare o non alterare la nota; se la voce che contiene la nota da alterare non ritorna al punto di partenza (nei nostri esempi, al Sol), ma va a qualunque altro grado, l'alterazione non si fa, a meno che la voce non crei una terza superiore alla nota d'arrivo; in quest'ultimo caso, se la terza è minore, è possibile scegliere di alterare o non alterare (nel caso in cui si altera, si crea un salto di quarta diminuita) (v. figura 6);


Fig. 4
Fig. 5
Fig. 6

  • 4. nella cadenza finale, la terza è sempre maggiore;
  • 5. le false relazioni fra voci diverse non devono essere corrette (anzi, pare che fossero gradite);
  • 6. vale la regola del fa supra la, ma solo nel modo di Re e nelle sue trasposizioni e solamente se il caso è veramente quello dell'unica nota che eccede l'esacordo (ad esempio, nel modo di Re non trasposto, una frase che arrivi fino al Si per poi stabilizzarsi in una tessitura più bassa). La regola non vale in quei casi in cui la melodia gira intorno al Si (o al Mi nel modo trasposto) e poi scende momentaneamente, ma solo per risalire poi al Do (o al Fa); in casi come questi, nelle fonti intavolate non si trova bemolle.

© Gian Paolo Fagotto per ANTIQUA, 2002.

[Continua nel prossimo numero]

 

 
 
 
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