La Rubrica Musicologica
N° 19 - 29/11/2006
 
 
 
 


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Magnificat di Mainerio: precedente

Magnificat di Mainerio: successiva

Rubrica musicologica

 
 

Analisi
Stile ed armonia nella musica sacra di Giorgio Mainerio

(5)

[continua dal numero precedente]

Gli esempi e le osservazioni riportati nel numero precedente mostrano dunque come Mainerio abbia saputo adattarsi allo stile dell’opera originale piegandolo alle esigenze di un più raffinato contrappunto e alla comprensione del testo sacro. Queste caratteristiche si riscontreranno anche analizzando il secondo Magnificat del sesto tono.

MAGNIFICAT II VI TONI, SULLA BATTAGLIA FRANCESE

Il secondo Magnificat del sesto tono è impostato con il si bemolle in chiave ed è quasi tutto per quattro voci (due soprani, un tenore e un basso). È intitolato "Sopra la Battaglia francese", titolo talvolta attribuito all’opera di Clement Jannequin dedicata alla battaglia di Melegnano.

Di questo autore, come si è già detto maestro indiscusso del genere della chanson descrittiva, abbiamo molte opere edite nelle raccolte di Attaignantnota1. Egli, nato a Chatellerault, compì i primi studi musicali probabilmente presso la cantoria della chiesa locale, spostandosi poi, dopo essere diventato sacerdote, a Bordeaux, dove frequento illustri prelati e divenne celebre come compositore, tanto che le sue opere e la sua fama giunse fino a Parigi, ed egli, per assecondare questa fortuna, si propose di celebrare in musica i grandi avvenimenti del tempo (da qui nacque "La guerre", che poi divenne "La battaille de Marignan", composta probabilmente tra il 1520 e il ’28), attirandosi la gratitudine del re Francesco I. Grazie a ciò a alle ripetute pubblicazioni dei suoi lavori potè sistemarsi a Parigi dove, compiuti gli studi universitari, divenne addirittura musicista del re. Non ebbe però mai grandi soddisfazioni economiche e nella capitale francese morì di malattia nel 1558. Jannequin fu compositore molto prolifico, anche di opere sacre, ma la fama gli venne soprattutto dalle sue composizioni descrittive, in cui dispiegò tutte le sue capacità pittoriche ed effettistiche, senza perdere del tutto di vista la piacevolezza melodica e l’eleganza formale. Le opere più celebri tra queste furono "Le chant de oyseaux", "La chasse" (che descriveva una caccia al cervo), "L’alouette", "La cacquet des femmes", "Le cris de Paris" e, soprattutto, "La guerre". In essa la battaglia reale è descritta con grande uso di onomatopee (rulli di tamburi, colpi di arma da fuoco) e con effetti vocali che imitano le incitazioni e le imprecazioni dei soldati, spesso utilizzando i vari linguaggi e dialetti delle truppe. Gli spunti melodici veri e propri sono rari e anch’essi ricordano le musiche militari (canti guerreschi, fanfare)nota2.

Come nel Magnificat del tono quinto, anche qui Mainerio utilizza i temi dell’opera ispiratrice in modo vario e sempre adatto alle regole del contrappunto ed alle esigenze della musica sacra, dimostrando qui forse più che nel brano precedentemente analizzato una maggiore raffinatezza rispetto all’autore dell’opera originale.
Già nel primo versetto si trovano esposti molti temi dell’opera ispiratrice. L’incipit, come nota anche Ottone Tonetti nel suo saggio sui brani parodia di Mainerionota3, è una riproposizione fedele dell’entrata della Battaglia, con le quattro voci che cominciano imitandosi a due a due su note ribattute (FA e DO) che ricordano gli ottoni delle fanfare e proseguono, nella seconda frase, con un contrappunto fiorito di piccole onde di note brevi per grado congiunto. Le uniche differenze sono una variazione ritmica dell’inizio, dovuta al testo, e qualche nota aggiunta nelle fioriture della seconda parte.


Segue poi uno spunto tematico ampiamente rielaborato, le scalate che a battuta 7 seguono un salto di quarta sulle parole “Spiritus meus” e che nella Battaglia si ritrovano simili in vari luoghi, in questo caso più specificamente nella voce del contralto che a battuta 10 canta “Du noble Roy”; in questo caso si può osservare come Mainerio sia in grado di raffinare un episodio che nella Battaglia è semplice spunto onomatopeico per riecheggiare un’acclamazione, e lo renda materiale per un’imitazione tra le voci.

Nel secondo versetto, alla frase “et Sanctum Nomen Ejus” si assiste ad un’ulteriore dimostrazione di come lo stile di Mainerio sia più raffinato e moderno dal punto di vista del contrappunto, della struttura e dell’armonia. Si osserva infatti una frase dal ritmo vario e non strettamente sillabico a cui segue una ripresa dei bicinia, tratto stilistico tipico di questi due brani parodia e delle opere originali, in cui però si notano raffinatezze ritmiche e armoniche pressoché introvabili in Jannequin, che tende ad un contrappunto poco vario e solitamente riserva le (blande) tensioni armoniche alle decise cadenze che separano i vari temi.

Il “Fecit potentiam” è, per stile, abbastanza simile al versetto precedente, che, come molti Magnificat basati sui temi gregoriani, presenta vari episodi in omofonia e la tendenza al coro battente; interessante è l’episodio in tempo ternario della conclusione, che, pur non citando fedelmente alcun tema della Battaglia, dimostra ancora una volta come Mainerio ne abbia assimilato lo stile.

 

©Dott.ssa Arianna Plazzotta, 2006

[continua nel prossimo numero]

 

 

NOTE

1. Vedi intervento precedente. Per le notizie sull’autore vedi le voci relative su G. GROVE, Grove’s dictionary of music and musicians, Eric Blom, Londra, 1954-1961 e in Dizionario universale della musica e dei musicisti, UTET, Torino, 1986. Vedi inoltre P. ROUDIÈ e F. LESURE, La jeunesse bordelaise de Clement Jannequin, in Revue de Musicologie, Societè Francaise de Musicologie, Parigi, vol. XLIX, dicembre 1963, pp. 172-183

2. Per le caratteristiche stilistiche della chanson descrittiva e della battaglia vedi il numero 16 della Rubrica.

3. Vedi il numero 16 della Rubrica alla nota 10.

 

 

 
 
 
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