[continua dal numero precedente]
Gli esempi e le osservazioni
riportati nel numero precedente mostrano dunque come Mainerio
abbia saputo adattarsi allo stile dell’opera originale
piegandolo alle esigenze di un più raffinato contrappunto
e alla comprensione del testo sacro. Queste caratteristiche
si riscontreranno anche analizzando il secondo Magnificat
del sesto tono.
MAGNIFICAT II VI TONI, SULLA
BATTAGLIA FRANCESE
Il secondo Magnificat del sesto
tono è impostato con il si bemolle in chiave ed
è quasi tutto per quattro voci (due soprani, un
tenore e un basso). È intitolato "Sopra la
Battaglia francese", titolo talvolta attribuito all’opera
di Clement Jannequin dedicata alla battaglia di Melegnano.
Di questo autore, come si è
già detto maestro indiscusso del genere della chanson
descrittiva, abbiamo molte opere edite nelle raccolte
di Attaignantnota1.
Egli, nato a Chatellerault, compì i primi studi
musicali probabilmente presso la cantoria della chiesa
locale, spostandosi poi, dopo essere diventato sacerdote,
a Bordeaux, dove frequento illustri prelati e divenne
celebre come compositore, tanto che le sue opere e la
sua fama giunse fino a Parigi, ed egli, per assecondare
questa fortuna, si propose di celebrare in musica i grandi
avvenimenti del tempo (da qui nacque "La guerre",
che poi divenne "La battaille de Marignan",
composta probabilmente tra il 1520 e il ’28), attirandosi
la gratitudine del re Francesco I. Grazie a ciò
a alle ripetute pubblicazioni dei suoi lavori potè
sistemarsi a Parigi dove, compiuti gli studi universitari,
divenne addirittura musicista del re. Non ebbe però
mai grandi soddisfazioni economiche e nella capitale francese
morì di malattia nel 1558. Jannequin fu compositore
molto prolifico, anche di opere sacre, ma la fama gli
venne soprattutto dalle sue composizioni descrittive,
in cui dispiegò tutte le sue capacità pittoriche
ed effettistiche, senza perdere del tutto di vista la
piacevolezza melodica e l’eleganza formale. Le opere
più celebri tra queste furono "Le chant de
oyseaux", "La chasse" (che descriveva una
caccia al cervo), "L’alouette", "La
cacquet des femmes", "Le cris de Paris"
e, soprattutto, "La guerre". In essa la battaglia
reale è descritta con grande uso di onomatopee
(rulli di tamburi, colpi di arma da fuoco) e con effetti
vocali che imitano le incitazioni e le imprecazioni dei
soldati, spesso utilizzando i vari linguaggi e dialetti
delle truppe. Gli spunti melodici veri e propri sono rari
e anch’essi ricordano le musiche militari (canti
guerreschi, fanfare)nota2.
Come nel Magnificat del tono
quinto, anche qui Mainerio utilizza i temi dell’opera
ispiratrice in modo vario e sempre adatto alle regole
del contrappunto ed alle esigenze della musica sacra,
dimostrando qui forse più che nel brano precedentemente
analizzato una maggiore raffinatezza rispetto all’autore
dell’opera originale.
Già nel primo versetto si trovano esposti molti
temi dell’opera ispiratrice. L’incipit, come
nota anche Ottone Tonetti nel suo saggio sui brani parodia
di Mainerionota3,
è una riproposizione fedele dell’entrata
della Battaglia, con le quattro voci che cominciano imitandosi
a due a due su note ribattute (FA e DO) che ricordano
gli ottoni delle fanfare e proseguono, nella seconda frase,
con un contrappunto fiorito di piccole onde di note brevi
per grado congiunto. Le uniche differenze sono una variazione
ritmica dell’inizio, dovuta al testo, e qualche
nota aggiunta nelle fioriture della seconda parte.

Segue poi uno spunto tematico
ampiamente rielaborato, le scalate che a battuta 7 seguono
un salto di quarta sulle parole “Spiritus meus”
e che nella Battaglia si ritrovano simili in vari luoghi,
in questo caso più specificamente nella voce del
contralto che a battuta 10 canta “Du noble Roy”;
in questo caso si può osservare come Mainerio sia
in grado di raffinare un episodio che nella Battaglia
è semplice spunto onomatopeico per riecheggiare
un’acclamazione, e lo renda materiale per un’imitazione
tra le voci.

Nel secondo versetto, alla frase
“et Sanctum Nomen Ejus” si assiste ad un’ulteriore
dimostrazione di come lo stile di Mainerio sia più
raffinato e moderno dal punto di vista del contrappunto,
della struttura e dell’armonia. Si osserva infatti
una frase dal ritmo vario e non strettamente sillabico
a cui segue una ripresa dei bicinia, tratto stilistico
tipico di questi due brani parodia e delle opere originali,
in cui però si notano raffinatezze ritmiche e armoniche
pressoché introvabili in Jannequin, che tende ad
un contrappunto poco vario e solitamente riserva le (blande)
tensioni armoniche alle decise cadenze che separano i
vari temi.

Il “Fecit potentiam”
è, per stile, abbastanza simile al versetto precedente,
che, come molti Magnificat basati sui temi gregoriani,
presenta vari episodi in omofonia e la tendenza al coro
battente; interessante è l’episodio in tempo
ternario della conclusione, che, pur non citando fedelmente
alcun tema della Battaglia, dimostra ancora una volta
come Mainerio ne abbia assimilato lo stile.
©Dott.ssa Arianna Plazzotta,
2006
[continua nel prossimo numero]

NOTE
1.
Vedi intervento precedente. Per le notizie sull’autore
vedi le voci relative su G. GROVE, Grove’s
dictionary
of music and musicians, Eric Blom, Londra,
1954-1961 e in
Dizionario universale della musica e dei musicisti,
UTET, Torino, 1986. Vedi inoltre P. ROUDIÈ
e F. LESURE, La
jeunesse bordelaise de Clement Jannequin,
in Revue
de Musicologie, Societè Francaise
de Musicologie, Parigi, vol. XLIX, dicembre 1963,
pp. 172-183
2.
Per le caratteristiche stilistiche della chanson
descrittiva e della battaglia vedi il numero
16 della Rubrica.
3.
Vedi il numero 16 della
Rubrica alla nota 10.
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