La suddivisione della corda sonora
La costruzione della scala musicale di
riferimento avviene attraverso lo studio degli intervalli e il
modello fisico usato dagli antichi per lo studio degli intervalli
era il monocordo. Lo
strumento (una semplice tavola di legno in grado di fornire un
minimo di risonanza) poteva essere costituito da una corda o (nonostante
il nome) più corde ed in questo secondo caso le corde dovevano
essere rigorosamente della stessa
lunghezza ed accordate all'unisono.
Ciascuna corda dello strumento doveva poter essere suddivisa da
appositi scannelli
ovvero piccoli "ponticelli" mobili che potevano essere
spostati a piacere e che interrompevano la lunghezza della corda
nei punti voluti. La presenza di più corde era utile per
ascoltare più note contemporaneamente a certi intervalli.
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Un'immagine
del monocordo è fornita dalle numerose illustrazioni
delle Istitutioni che riportano le divisioni della
corda sonora corrispondenti ad una particolare scala musicale.
In quest'illustrazione, la posizione di ogni divisione sulla
corda (corrispondente ad una nota particolare) è indicata
da un numero, che misura la lunghezza della corda in quel
punto. A fianco, i nomi greci corrispon--denti alle varie
note e la raffigurazione dei tetracordi che esse formano. |
Z. riporta due metodi principali per
ascoltare un intervallo su una corda. Il primo è il metodo
che egli predilige e consiste in questo: si produce il suono grave
dell'intervallo prescelto con la lunghezza totale della corda
e si divide poi la corda con uno scannello in modo da produrre
due tratti, uno dei quali dà il suono acuto. Ad esempio,
si assume il suono prodotto dalla corda intera come nota grave
di una quinta, si suddivide poi la corda ponendo lo scannello
a 2/3 della sua lunghezza e si assume il tratto più lungo
che risulta dalla suddivisione come nota acuta della quinta medesima.
In questo modo, i suoni si possono udire solo in successione,
a meno di non usare un monocordo a due corde accordate all'unisono.
L'altro metodo, attribuito da Z. a Boezio, consiste nel sommare
i numeri che danno la proporzione corrispondente all'intervallo
e nel suddividere la corda in tante parti quante risultano dalla
somma; ad esempio, per una quinta 3:2, si divide la corda in 5
parti. Si pone poi uno scannello in corrispondenza del punto che
divide le 3 prime parti dalle restanti 2 e si ottengono due tratti
di corda posti fra loro nella relazione desiderata. I due tratti
si possono far risuonare contemporaneamente, ottenendo le due
note poste nell'intervallo desiderato.
Naturalmente sono possibili suddivisioni multiple, per ottenere
intervalli in successione (ad es. quelli corrispondenti alle note
do-mi-sol). In questa sede basterà dire che il metodo migliore
per farlo utilizza la moltiplicazione
delle proporzioni, il che ci dà un'applicazione
di uno dei metodi matematici descritti nella prima parte delle
Istitutioni (per le operazioni con le proporzioni, vedi
il n° 8 della Rubrica), ed un'illustrazione della loro
utilità e del motivo per cui li abbiamo studiati. Lasciamo
al lettore, come utile esercizio, il verificare il modo in cui
la moltiplicazione di proporzioni possa essere utilizzata per
suddividere la corda sonora.
Oltre alla moltiplicazione di intervalli, si applicano alla suddivisione
della corda sonora anche i risultati della divisione,
in particolare aritmetica ed armonica, anch'esse studiate nella
prima parte. Una curiosità: per la divisione armonica,
Z. descrive anche uno strumento atto a fornire divisioni in numero
arbitrario: il mesolabio, strumento basato su teorie sviluppate
da Eratostene e riproposte dal matematico Giorgio Valla.
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La
raffigurazione del mesolabio, o piuttosto lo schema
utile a costruirne uno, così come appare nelle Istitutioni.
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Ora che sappiamo come suddividere una
corda sonora per produrre un numero arbitrario di intervalli,
abbiamo la chiave per creare una scala musicale di riferimento
nel nostro monocordo: si tratterà di porre sulla corda
un numero di divisioni sufficiente ad individuare tutti i suoni
della scala musicale. Dopodiché, per accordare uno strumento
qualunque su una certa nota, basterà utilizzare la divisione
corrispondente a quella nota sul monocordo, il quale dunque sarà
usato a guisa di un vero e proprio "accordatore" (sull'uso
del monocordo per l'accordatura, vedi il n°
8 della Rubrica). Il lettore deve avere sempre in mente, tuttavia,
che la divisione di cui stiamo parlando, più che un mero
fatto fisico, è principalmente un fatto matematico. Ciò
che interessa è la definizione di una successione
di numeri, ognuno dei quali individua in modo univoco la
lunghezza di un tratto di
corda che fornisce una precisa
nota della scala.
Appurato questo, resta da vedere quale,
fra le tante possibili, sarà la nostra scala di riferimento.
Per fare questo, seguiremo Zarlino usando la teoria dei tetracordi
e cercheremo di costruire coi tetracordi una scala musicale che
abbia le seguenti caratteristiche:
1. conservi il maggior numero possibile di intervalli puri
2. individui in modo univoco
ogni nota della scala medesima.
Qui il lettore si sorprenderà
e non per la prima delle due condizioni, che è più
che ovvia, ma per la seconda. Che significa "individuare
in modo univoco" ogni nota della scala? Forse che l'uso degli
intervalli puri porta ad ambiguità? Ebbene, è proprio
ciò che succede. Vedremo nelle prossime puntate che, se
si cerca di costruire una scala che utilizzi più intervalli
puri che sia possibile, le cose vanno bene all'inizio, ma ad un
certo punto non sappiamo più come accordare certe note,
che risulteranno avere un valore se riferite ad un tetracordo
ed un valore diverso se riferite ad un altro: note "doppie",
dunque, distanti fra loro per un piccolo ma assai significativo
intervallo detto comma.
Il tentativo di eliminare queste duplicità è all'origine
di tutte le teorie moderne (cioè successive al mondo greco-latino)
dell'accordatura. L'accordatura 'da pianoforte' oggi in uso non
è altro che una fra le tante possibili soluzioni a questo
antico problema.
© Gian Paolo Fagotto,
2002.