Il lettore sa che ci siamo proposti di
prendere in considerazione solo le parti tecniche delle Istitutioni
Harmoniche. Perciò, nelle pagine che esamineremo ora, salteremo
tutta una serie di considerazioni pur interessanti, limitandoci
a riportarne (nei paragrafi che seguono) alcune definizioni o
poco più.
Formazione fisica del suono
I capp. 10 e 11 illustrano la teoria
fisica del suono secondo i principi dell'aristotelismo
allora dominante. Ricordiamo, fra gli altri, i seguenti concetti
riportati da Zarlino:
1. il suono nasce dal movimento di solidi, liquidi o aria;
2. corpi lenti producono suoni gravi, corpi veloci suoni acuti;
3. il suono generato da una corda consta di molti suoni, che l'orecchio
percepisce come una cosa sola.
Consonanza, dissonanza, armonia, melodia
Consonanza
si ha quando due suoni, "che sono tra lor differenti
senza alcun suono mezano, si congiungono concordevolmente in un
corpo; & è contenuta da una sola proportione".
Dissonanza sia ha invece
quando "la mistura dei due suoni aspramente perviene alle
nostre orecchie per la disproportione che sussiste fra loro".
La consonanza può
essere imperfetta quando
consta di due soli suoni, oppure perfetta,
quando consiste in più suoni contemporanei fra loro consonanti.
L'armonia può essere:
non propria quando
consista in una semplice consonanza, benché perfetta, oppure
propria quando abbia
in più la modulatione. Zarlino dice: "nasce
dalle parti di ciascuna cantilena, per il proceder che fanno accordandosi
insieme fino a tanto, che siano pervenute al fine".
Se in una cantilena all'armonia propria
siano aggiunti il ritmo
e l'oratione (cioè
un testo), si ha, secondo Platone, la melodia.
Canto e modulazione
Modulazione
è un "movimento fatto da un suono all'altro per diversi
intervalli, il quale si ritrova in ogni sorte di Harmonia, &
di Melodia". La modulazione del canto fermo è tale
impropriamente, perché manca del ritmo e dell'armonia,
mentre quella del canto figurato lo è propriamente.
La parola "canto" si può utilizzare per il canto
vocale, per la musica strumentale ed anche per il canto di certi
animali. Il canto è
una modulazione condotta utilizzando le "voci discrete".
Scopriamo nel paragrafo che segue cosa siano tali voci.
I tre tipi di voce
I suoni vocali emessi dall'uomo per esprimere
un testo possono rientrare in tre
categorie:
1. voci continue: il
parlare, la semplice lettura di prosa o di versi;
2. voci discrete (diastematiche):
il cantare rispettando le diverse altezze che i suoni hanno nella
musica;
3. miste, ovvero, come
dice Zarlino, "quelle, con le quali leggemo ogni sorte di
Poesia, non come la Prosa senza mutatione di suono; ne anco distintamente
con intervalli determinati, come si usa nelle cantilene; ma ad
un certo modo che piace più a noi; osservando quelli accenti,
che si danno alle parole, secondo che richiede la materia contenute
in essa".
Questa classificazione proviene da Boezio. Dopo Z. sarà
ripresa ad es. da Doni. È insomma "un classico"
ma va osservato che si tratta di un punto estrememente interessante
per un'adeguata comprensione storica e stilistica del repertorio
vocale del primo barocco, perché questo concetto è
coinvolto nell'idea di recitativo
così come questa si sviluppa fra fine Cinquecento ed inizio
Seicento. Tralasciamo con dispiacere quest'argomento, per immergerci
nei tecnicismi delle scale musicali.
La costruzione delle scale musicali
I tre generi greci di melodia nella costruzione
del tetracordo
La teoria zarliniana dell'accordatura
è preceduta da una minuta esposizione dei precedenti storici
greci. La teoria musicale greca fondava la scala musicale sul
tetracordo anziché
sull'esacordo, quindi si esaminano anzitutto le costruzioni
dei tetracordi, allo scopo di giungere poi alla divisione
dell'ottava.
Il motivo per cui si privilegiava il
tetracordo era dovuto principalmente all'idea di impronta pitagorica
che la quarta, essendo la più piccola fra le consonanze
perfette (su consonanze
perfette ed imperfette, vedi la puntata precedente),
fosse la più atta a fungere da nucleo ripetitivo su cui
costruire la scala musicale; inoltre il tetracordo si prestava
bene anche per motivi pratici, perché in ogni luogo della
scala si poteva avere un tetracordo consonante (tenendo presente
che i Greci ammettevano il sibemolle).
La teoria greca prevedeva tre generi
di melodia: il genere diatonico,
il genere cromatico
ed il genere enarmonico.
In ognuno di questi generi sono costruiti tetracordi di varie
specie, che si differenziano
l'uno dall'altro pur essendo - all'interno del medesimo genere
- complessivamente simili.
Ogni tetracordo, di qualunque genere o specie, è costituito
da 4 note, fra la prima e l'ultima delle quali c'è un intervallo
esatto di quarta pura (4:3). Molti autori greci hanno fornito
la descrizione di questi tre generi. Fra le tante, la più
accettata, secondo Zarlino, è quella di Tolomeo, riprodotta
anche da Boezio, che pertanto egli ripropone.
Ecco la suddivisione dei tre generi nelle varie specie:
| GENERE |
SPECIE |
| Genere
diatonico: 1 semitono
e 2 toni (tipo la scala si-do-re-mi) |
Diatonico
Diatono |
| Diatonico
molle |
| Diatonico
sintono o incitato |
| Diatonico
toniaco |
| Diatonico
equale |
| Genere
cromatico: 2 semitoni
ed 1 "trihemituono" (appross. terza minore) |
Cromatico
antico |
| Cromatico
molle |
| Cromatico
incitato |
| Genere
enarmonico: 2 diesis
(metà del semitono minore) ed 1 ditono (terza maggiore) |
Enarmonico
antico |
| Enarmonico
di Tolomeo |
Nelle varie specie di un medesimo genere,
la grandezza dei toni, semitoni e quarti di tono è leggermente
diversa, il che dà le differenze tra una specie
e l'altra. È da sottolineare che gli intervalli maggiori
nei generi cromatico (trihemituono) ed enarmonico (ditono) sono
incomposti, cioè
vanno considerati indivisibili e primari, come avviene per gli
intervalli di tono e semitono nel genere diatonico.
Il tetracordo diatonico sintono
In questa sede sarebbe eccessivo caratterizzare
matematicamente in modo più preciso le differenze fra le
varie specie di tetracordi. È sufficiente rilevare che
per Z. il genere principale
è senza dubbio il diatonico
e, fra le varie specie del diatonico, la specie più importante
è il tetracordo sintono,
perché è l'unico che produca una scala all'interno
della quale tutti gli intervalli
di terza maggiore e quasi tutti gli intervalli di terza minore,
quarta e quinta coincidano con intervalli definiti dai numeri
sonori, cioè siano intervalli puri.
Ecco la descrizione matematica del tetracordo diatonico sintono:
| 4a
corda (acuta) |
Tono
minore
(10:9) |
|
Terza
maggiore (5:4) |
|
| 3a
corda |
Tono
maggiore
(9:8) |
Terza
minore
(6:5) |
| 2a
corda |
Semitono
maggiore (16:15) |
| 1a
corda (grave) |
|
|
Questo
tetracordo, secondo Zarlino, è quello che si usava nel
Cinquecento come base di partenza per la divisione dell'ottava.
Il motivo sta appunto nella circostanza che negli altri tetracordi
vengono a mancare le terze e le seste, indispensabili per l'armonia
rinascimentale, oltre al fatto che anche altri intervalli risultano
carenti (ad esempio semitoni stonati, quarte non giuste ecc.).
Invece i generi cromatico ed enarmonico
non sono considerati da Z. interessanti per la costruzione dell'ottava,
principalmente per la circostanza che essi
non sono altro che un "ispessamento" del tetracordo
diatonico, cioè un'aggiunta di corde mediane. Precisamente,
nel cromatico, viene aggiunta una corda fra la seconda e la terza
del diatonico, mentre nell'enarmonico viene aggiunta una corda
fra la prima e la seconda del diatonico; invece la prima, la seconda
e la quarta corda del diatonico sono comuni a tutti e tre i generi.
© Gian Paolo Fagotto,
2002.