La Rubrica Musicologica
N° 11 - 19/7/2005
 
 
 
 


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Rubrica musicologica

 
 

Trattati
Le Istitutioni Harmoniche di Gioseffo Zarlino (1558)

(7)

Il lettore sa che ci siamo proposti di prendere in considerazione solo le parti tecniche delle Istitutioni Harmoniche. Perciò, nelle pagine che esamineremo ora, salteremo tutta una serie di considerazioni pur interessanti, limitandoci a riportarne (nei paragrafi che seguono) alcune definizioni o poco più.

Formazione fisica del suono

I capp. 10 e 11 illustrano la teoria fisica del suono secondo i principi dell'aristotelismo allora dominante. Ricordiamo, fra gli altri, i seguenti concetti riportati da Zarlino:
1. il suono nasce dal movimento di solidi, liquidi o aria;
2. corpi lenti producono suoni gravi, corpi veloci suoni acuti;
3. il suono generato da una corda consta di molti suoni, che l'orecchio percepisce come una cosa sola.

Consonanza, dissonanza, armonia, melodia

Consonanza si ha quando due suoni, "che sono tra lor differenti senza alcun suono mezano, si congiungono concordevolmente in un corpo; & è contenuta da una sola proportione".
Dissonanza sia ha invece quando "la mistura dei due suoni aspramente perviene alle nostre orecchie per la disproportione che sussiste fra loro".
La consonanza può essere imperfetta quando consta di due soli suoni, oppure perfetta, quando consiste in più suoni contemporanei fra loro consonanti.

L'armonia può essere:
non propria quando consista in una semplice consonanza, benché perfetta, oppure
propria quando abbia in più la modulatione. Zarlino dice: "nasce dalle parti di ciascuna cantilena, per il proceder che fanno accordandosi insieme fino a tanto, che siano pervenute al fine".

Se in una cantilena all'armonia propria siano aggiunti il ritmo e l'oratione (cioè un testo), si ha, secondo Platone, la melodia.

Canto e modulazione

Modulazione è un "movimento fatto da un suono all'altro per diversi intervalli, il quale si ritrova in ogni sorte di Harmonia, & di Melodia". La modulazione del canto fermo è tale impropriamente, perché manca del ritmo e dell'armonia, mentre quella del canto figurato lo è propriamente.
La parola "canto" si può utilizzare per il canto vocale, per la musica strumentale ed anche per il canto di certi animali. Il canto è una modulazione condotta utilizzando le "voci discrete". Scopriamo nel paragrafo che segue cosa siano tali voci.

I tre tipi di voce

I suoni vocali emessi dall'uomo per esprimere un testo possono rientrare in tre categorie:
1. voci continue: il parlare, la semplice lettura di prosa o di versi;
2. voci discrete (diastematiche): il cantare rispettando le diverse altezze che i suoni hanno nella musica;
3. miste, ovvero, come dice Zarlino, "quelle, con le quali leggemo ogni sorte di Poesia, non come la Prosa senza mutatione di suono; ne anco distintamente con intervalli determinati, come si usa nelle cantilene; ma ad un certo modo che piace più a noi; osservando quelli accenti, che si danno alle parole, secondo che richiede la materia contenute in essa".
Questa classificazione proviene da Boezio. Dopo Z. sarà ripresa ad es. da Doni. È insomma "un classico" ma va osservato che si tratta di un punto estrememente interessante per un'adeguata comprensione storica e stilistica del repertorio vocale del primo barocco, perché questo concetto è coinvolto nell'idea di recitativo così come questa si sviluppa fra fine Cinquecento ed inizio Seicento. Tralasciamo con dispiacere quest'argomento, per immergerci nei tecnicismi delle scale musicali.


La costruzione delle scale musicali

I tre generi greci di melodia nella costruzione del tetracordo

La teoria zarliniana dell'accordatura è preceduta da una minuta esposizione dei precedenti storici greci. La teoria musicale greca fondava la scala musicale sul tetracordo anziché sull'esacordo, quindi si esaminano anzitutto le costruzioni dei tetracordi, allo scopo di giungere poi alla divisione dell'ottava.

Il motivo per cui si privilegiava il tetracordo era dovuto principalmente all'idea di impronta pitagorica che la quarta, essendo la più piccola fra le consonanze perfette (su consonanze perfette ed imperfette, vedi la puntata precedente), fosse la più atta a fungere da nucleo ripetitivo su cui costruire la scala musicale; inoltre il tetracordo si prestava bene anche per motivi pratici, perché in ogni luogo della scala si poteva avere un tetracordo consonante (tenendo presente che i Greci ammettevano il sibemolle).

La teoria greca prevedeva tre generi di melodia: il genere diatonico, il genere cromatico ed il genere enarmonico. In ognuno di questi generi sono costruiti tetracordi di varie specie, che si differenziano l'uno dall'altro pur essendo - all'interno del medesimo genere - complessivamente simili.
Ogni tetracordo, di qualunque genere o specie, è costituito da 4 note, fra la prima e l'ultima delle quali c'è un intervallo esatto di quarta pura (4:3). Molti autori greci hanno fornito la descrizione di questi tre generi. Fra le tante, la più accettata, secondo Zarlino, è quella di Tolomeo, riprodotta anche da Boezio, che pertanto egli ripropone.
Ecco la suddivisione dei tre generi nelle varie specie:

GENERE SPECIE
Genere diatonico: 1 semitono e 2 toni (tipo la scala si-do-re-mi) Diatonico Diatono
Diatonico molle
Diatonico sintono o incitato
Diatonico toniaco
Diatonico equale
Genere cromatico: 2 semitoni ed 1 "trihemituono" (appross. terza minore) Cromatico antico
Cromatico molle
Cromatico incitato
Genere enarmonico: 2 diesis (metà del semitono minore) ed 1 ditono (terza maggiore) Enarmonico antico
Enarmonico di Tolomeo

Nelle varie specie di un medesimo genere, la grandezza dei toni, semitoni e quarti di tono è leggermente diversa, il che dà le differenze tra una specie e l'altra. È da sottolineare che gli intervalli maggiori nei generi cromatico (trihemituono) ed enarmonico (ditono) sono incomposti, cioè vanno considerati indivisibili e primari, come avviene per gli intervalli di tono e semitono nel genere diatonico.

Il tetracordo diatonico sintono

In questa sede sarebbe eccessivo caratterizzare matematicamente in modo più preciso le differenze fra le varie specie di tetracordi. È sufficiente rilevare che per Z. il genere principale è senza dubbio il diatonico e, fra le varie specie del diatonico, la specie più importante è il tetracordo sintono, perché è l'unico che produca una scala all'interno della quale tutti gli intervalli di terza maggiore e quasi tutti gli intervalli di terza minore, quarta e quinta coincidano con intervalli definiti dai numeri sonori, cioè siano intervalli puri. Ecco la descrizione matematica del tetracordo diatonico sintono:

 

4a corda (acuta) Tono minore
(10:9)
  Terza maggiore (5:4)  
3a corda Tono maggiore
(9:8)
Terza minore
(6:5)
2a corda Semitono maggiore (16:15)
1a corda (grave)    

 

Questo tetracordo, secondo Zarlino, è quello che si usava nel Cinquecento come base di partenza per la divisione dell'ottava. Il motivo sta appunto nella circostanza che negli altri tetracordi vengono a mancare le terze e le seste, indispensabili per l'armonia rinascimentale, oltre al fatto che anche altri intervalli risultano carenti (ad esempio semitoni stonati, quarte non giuste ecc.).

Invece i generi cromatico ed enarmonico non sono considerati da Z. interessanti per la costruzione dell'ottava, principalmente per la circostanza che essi non sono altro che un "ispessamento" del tetracordo diatonico, cioè un'aggiunta di corde mediane. Precisamente, nel cromatico, viene aggiunta una corda fra la seconda e la terza del diatonico, mentre nell'enarmonico viene aggiunta una corda fra la prima e la seconda del diatonico; invece la prima, la seconda e la quarta corda del diatonico sono comuni a tutti e tre i generi.

© Gian Paolo Fagotto, 2002.

[Continua nel prossimo numero]

 

 
 
 
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