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Da due battaglie vocali,
scritte da Jannequin e da Werrecore per commemorare due sanguinosi
episodi delle guerre d'Italia, scaturiscono due spettacolari Magnificat
di Mainerio, finalmente presentato come compositore di musica
sacra quale era, non solo come maestro del genere dei balli.
Gian Paolo Fagotto dirige Il
Terzo Suono, con La Fenice
(Jean Tubery), Daltrocanto
(Dario Tabbia), Il Suonar Parlante
(Vittorio Ghielmi) e Chorus
Beatorum in una grande produzione.
Il libretto del CD
Una storia di guerre
Quando Francesco I re di Francia nel 1515
si assicurò il ducato di Milano grazie alla storica battaglia
di Marignano, non stava
certamente calcolando le ricadute culturali della sua impresa, ma
solo quelle politiche ed economiche. Le stesse cose deve aver avuto
in mente Francesco II Sforza dieci anni dopo, quando, in una poderosa
lega dietro la quale stava la potenza della Spagna di Carlo V, contribuì
alla sconfitta definitiva dei Francesi nell'altrettanto storica
battaglia di Pavia e
riportò il ducato, così apparve allora, nell'orbita
italiana.
I grandi eventi storici hanno però
sempre effetti secondari non calcolati che, a loro volta, producono
altri effetti, in una concatenazione che anche ad uno storico riesce
difficile seguire fino in fondo. Sicché, la battaglia di
Marignano, oltre a causare morti, feriti e gli altri soliti danni
collaterali, ispirò una delle composizioni più celebri
del grande Jannequin. La battaglia di Pavia, a sua volta, produsse
l'unica composizione nota di un autore poco noto, che ebbe la ventura
di trovarsi ad essere musicista milanese (benché di origine
straniera) e maestro di Cappella del Duomo.
Le due musiche rientrano in un genere preciso,
quello appunto delle battaglie.
La Guerre di Jannequin è un monumento ragguardevole
della storia della musica ed un manifesto politico che celebra la
grandezza della Francia. La "Bataglia
taliana" del "fiamengo" Matthias
Hermann Werrecore, a sua volta, è una composizione
di enorme effetto, piena (com'era uso costante in questo genere
di composizioni) di citazioni ironiche testuali e musicali dell'altra
battaglia, ed è naturalmente anch'essa un manifesto ideologico
nel quale la grandezza dello Sforza viene identificata con quella
dell'Italia e nel quale ai Francesi perdenti si porge uno sberleffo.
Le due battaglie furono presto celeberrime,
diventando per antonomasia "la battaglia francese" e "la
battaglia italiana". E anch'esse - in quanto eventi storici
del tutto trascurabili nel mondo della politica ma importanti nel
mondo della cultura - figliarono effetti secondari, fra cui tutta
una serie di trascrizioni, imitazioni e citazioni con le quali la
comunità dei musicisti porgeva omaggio a due capolavori.
Nel 1574, diversi anni dopo i fatti d'arme, un compositore al quale
il New Grove dedica meno di una colonna - apparentemente, dunque,
un compositore secondario - dà alle stampe una raccolta denominata
Magnificat Octo Tonorum
che, fra le altre cose, contiene due brani che l'autore stesso dice
essere composti "sopra la battaglia francese" e "sopra
la battaglia italiana".
Per la verità, il nostro compositore
non deve poi essere stato tanto secondario, se l'articolo che Manfred
Schuler gli dedica nel New Grove afferma che la sua raccolta
di danze Il primo libro de balli (1578) "è una delle
fonti più importanti per la musica da danza d'insieme, fra
quelle che sono sopravvissute dalla seconda metà del XVI
secolo" e che alcune di queste composizioni contengono i primi
esempi conosciuti di variazione e di suite orchestrale. In ciò
Schuler, com'è noto, riprendeva la tesi esposta già
nel 1925 da Friederich Blume, dando un nome al compositore che Blume
non aveva potuto identificare. Comunque sia, questo compositore,
Giorgio Mainerio de Parma, oggi è conosciuto solo per queste
danze, mentre del tutto sepolta è la sua produzione di musica
sacra, nella quale rientrano anche i due Magnificat citati.
Mainerio era prete, compositore e fu maestro
di cappella presso la basilica di Aquileia sede ufficiale
del Patriarcato omonimo, ormai decaduto ma un tempo una delle formazioni
politiche più importanti dell'Italia del nord-est e particolarmente
del Friuli, regione in cui Mainerio spese praticamente tutta la
sua vita. La sua produzione sacra è perduta o mutila, ad
eccezione di questa raccolta di Magnificat, composti su tutti gli
otto toni ecclesiastici.
I Magnificat
Fra i testi prediletti dai compositori
per l'uso frequente che ne faceva la Chiesa, il Magnificat si eseguiva
a conclusione dei Vespri e perlopiù (anche se non sempre)
responsorialmente. Il testo era infatti organizzato in dodici
versetti, che potevano essere distribuiti fra due gruppi
di esecutori che si alternassero fra loro.
I versetti potevano essere intonati in
gregoriano oppure in polifonia e probabilmente anche sostituiti
da versioni strumentali. Per questo motivo, sono assai numerose
le versioni polifoniche del Magnificat di cui si possiede solo la
metà dei versetti, essendo inteso che l'altra metà
venisse cantata in gregoriano. Per la medesima ragione in numerose
pubblicazioni rinascimentali, compresa quella di Mainerio, nei Magnificat
di ciascuno degli otto toni i versetti dispari sono stampati uno
dopo l'altro, separatamente dai pari. Gli esecutori avevano libertà
di scelta, nel rispetto delle tradizioni e delle esigenze specifiche
proprie del luogo dell'esecuzione: essi potevano eseguire metà
dei versetti polifonicamente, cantando gli altri in gregoriano,
oppure potevano eseguire tutto in polifonia, rispettando o meno
il principio dell'alternanza fra due gruppi distinti di cantori.
Per questo motivo alcuni Magnificat polifonici
sono giunti a noi sia attraverso fonti in cui tutti i dodici versetti
si susseguono nell'ordine naturale, sia anche attraverso altre fonti
che presentano la stessa musica ma con i versetti dispari separati
dai pari. La nostra scelta, per questo CD, è quella di eseguire
i due Magnificat utilizzando per ogni versetto la versione
polifonica scritta da Mainerio.
Per non ingenerare noia negli ascoltatori,
il compositore rende ogni versetto diverso dal successivo facendo
variare grandemente il numero delle voci (da due a otto) ed usa
procedure polifoniche complesse, ad esempio vari tipi di canone,
all'interno però di un costante utilizzo di canti fermi.
Inoltre egli distingue i versetti dispari dai pari usando due organici
vocali diversi (che noi abbiamo immaginato uno di fronte all'altro,
su cantorie o su tribune poste a destra e a sinistra nel presbiterio).
L'uso dell'epoca chiamava il primo organico a voce
mutata, il secondo a voce
piena: quest'ultimo si identifica con quello normale di soprano,
alto, tenore e basso, mentre quello a voce mutata, come ci informa
ad esempio Zarlino, esclude il soprano. Fonti rinascimentali ci
fanno pensare che alcune grandi cappelle musicali potessero suddividersi
al loro interno proprio in questo modo, prevedendo un piccolo gruppo
di voci mutate "solistiche" contro il rimanente della
cappella a voce piena.
Nei Magnificat del quinto e sesto tono,
i soli versetti affidati alla cappella a voce piena presentano musiche
costruite, anziché su melodie gregoriane, su temi tratti
da composizioni polifoniche completamente estranee al mondo liturgico,
appunto le due battaglie "italiana" e "francese"
che abbiamo descritto.
È bene precisare che il compositore
non usa le stesse musiche di Jannequin e Matthias limitandosi a
cambiare le parole, ma crea due composizioni totalmente
originali, nelle quali i modelli utilizzati sono presenti
attraverso la citazione di alcuni loro passi ed attraverso una certa
"aria di famiglia" che si fa immediatamente riconoscere.
I due Magnificat sono dunque composizioni indipendenti, in cui l'uso
dichiarato di musiche preesistenti è libero e non vincola
il compositore. Ne risultano due brani spettacolari ed assai variati,
cose che ho cercato di sottolineare anche affiancando alle voci
gli strumenti, in un'interpretazione pensata per festività
importanti o occasioni di particolare solennità ed organizzata
come lo era la parte finale dei Vespri.
L'originalità di Mainerio
Anche nei Magnificat e nel Regina Caeli
accade ciò che fece notare Manfred Schuler, quando pubblicò
l'edizione moderna dei Balli di Mainerio all'inizio degli anni sessanta:
contrappunti di tipo antiquato coesistono con armonie che invece
appaiono del tutto originali e quasi futuristiche.

Si trovano ad esempio cadenze arcaicizzanti
"a doppia sensibile". Ma si trova anche, e spesso insieme,
l'accordo di sesta aumentata come nei Balli, (v. figura, primo esempio,
inizio del Gloria nel Magnificat Sexti Toni), o situazioni armoniche
ancora più originali (v. figura, secondo esempio, Regina
Caeli). Va precisato che non si tratta di errori di trascrizione
né di aggiunte di musica ficta: entrambi gli accordi risultano
senza ombra di dubbio dalle stampe originali e troviamo ripetutamente
il primo (l'accordo di sesta aumentata) sia nei Magnificat sia nel
Regina Caeli, oltre che nel Ballo Francese e nel Ballo Millanese,
tutti contenuti in questo CD.
Tuttavia, Mainerio non è affatto l'unico nella sua epoca
ad aver utilizzato procedure ormai desuete o divenute rare: cadenze
antiquate come quelle citate sono presenti ad esempio nella produzione
di grandi compositori del suo tempo, fra cui Andrea Gabrieli. Analogamente,
alcune soluzioni "sperimentali" da lui adottate trovano
forse supporto nelle speculazioni di teorici più antichi:
ad es. la possibilità della progressione melodica Fa-Soldiesis-La
con lo scioccante intervallo di seconda aumentata, che tanto colpisce
nell'inizio del Gloria nel Magnificat Sexti Toni e che crea la sesta
aumentata riportata nel primo esempio, si trova ad esempio in un
trattato spagnolo della metà del secolo, anche se in un contesto
armonico parzialmente diverso.
Ma, più in generale, a questo proposito
occorre ricordare che notoriamente la presenza di accordi alterati
inconsueti e sperimentali non è infrequente anche in compositori
tardorinascimentali o barocchi oggi assolutamente "classici",
come Monteverdi. In tempi recenti, studiosi quali H. Mayer-Brown,
R. Toft, K. Berger, A. Newcomb e altri, hanno affrontato in modo
nuovo i problemi legati all'uso
delle alterazioni, specie implicite, nella musica del Rinascimento,
offrendo ai nostri occhi un quadro diverso da quello che eravamo
abituati ad aspettarci, un quadro in cui la sensibilità armonica
degli antichi appare per certi aspetti più vicina, per certi
altri più lontana dalla nostra, rendendo credibili soluzioni
che trenta o quarant'anni fa sarebbero forse state ritenute improbabili
o impossibili.
Se dunque vogliamo comprendere Mainerio,
dobbiamo evitare di considerare isolatamente le sue singole "particolarità",
che possono talvolta sorprenderci, ma, come abbiamo visto, non possono
sconvolgerci, anche perché, in linea generale, sono collocate
in contesti armonici solidi
e logicamente costruiti. Il punto è che ciò
che caratterizza questo compositore non è l'adozione di qualche
soluzione particolare qua e là, ma l'uso ripetuto, insistito
e correlato che il compositore ne fa, combinando l'elemento "arcaico"
e quello "sperimentalistico"
in qualcosa di assolutamente
organico, che a noi moderni può apparire contraddittorio,
ma non è.
In un passo come quello del primo esempio
e in numerosi altri simili, cioè che colpisce non è
la "modernità" nella prima battuta o l'"arcaismo"
nella seconda, ma il suono dell'insieme, che crea un colore
assolutamente inconfondibile
e probabilmente non ottenibile con altri mezzi. Mainerio usa costantemente
ed esibisce insistentemente procedimenti non comuni ("troppo
antichi" o "troppo moderni") inserendoli all'interno
di armonie usuali ed alternandoli a queste, quando vuole ottenere
varietà sonora, attirare l'attenzione, sottolineare un passo
sorprendendo l'ascoltatore e così via. Nella sua ricerca
disinibita di sonorità
particolari, Mainerio non scarta né i mezzi offerti
dalle epoche precedenti né soluzioni nuove. Le sue trovate
sperimentali e "alchimistiche" appaiono allora tutt'altro
che casuali o involontarie e le formule di sapore arcaico non alludono
affatto ad un semplice ed ancora inconscio legame col passato. Esse
sembrano invece esibire un utilizzo consapevole di materiali dotati
di un nuovo possibile valore d'uso perché - "nuovi"
o "antichi" che siano - appaiono comunque tali da costituire
nel loro complesso una vera e propria "firma sonora" sorprendente
e inconfondibile.
È un peccato che le altre musiche
sacre di Mainerio non ci siano giunte integre e che la morte non
gli abbia consentito di sviluppare ulteriormente le sue ricerche
(Mainerio, benché prete, nel 1563-64 fu processato dall'Inquisizione
per fatti di magia, negromanzia e per evocazione ed invocazione
del demonio, e chissà che non ci sia un nesso con le sue
sperimentazioni musicali, anch'esse per certi aspetti un po' devianti).
Anche per queste ragioni, oltre che per il loro valore squisitamente
musicale, valeva dunque la pena di riscoprire queste musiche dopo
tanto oblio, aggiungendo così un'ultima conseguenza storica,
benché minore, alle sanguinose battaglie delle guerre d'Italia.
[Gian Paolo Fagotto]
Nota
Ricerche stimolanti su Mainerio sono contenute, fra l'altro, in
G. Pressacco, Sermone Cantu, Choreis et
Marculis, Udine,
1991, e in G. Pressacco, Giorgio Mainerio, musicista friulano ed
europeo, in Giorgio Mainerio, musico, abate, negromante, Udine.
Una interessante disamina delle parti a voce piena dei due Magnificat
è contenuta nell'articolo di O. Tonetti, Due battaglie musicali
per due Magnificat di Giorgio Mainerio, "Rivista internazionale
di musica sacra", 1987, III, pp. 269-301. Delle due battaglie
originali, ho scelto di eseguire vocalmente quella di Werrecore;
la battaglia di Jannequin è invece talmente nota nella sua
versione vocale, che valeva la pena di darne una lettura diversa,
ricavata da una stampa italiana d'epoca e destinata ad un'esecuzione
strumentale.
Il contenuto del CD
Elenco dei brani del CD
I due Magnificat ed il Regina Caeli sono
trascritti da Gian Paolo Fagotto dall'edizione
veneziana del 1574. I due balli sono stati trascritti e pubblicati
da Manfred Schuler (1961)
e rielaborati da Gian Paolo Fagotto; le diminuzioni nel Ballo Francese
sono dei membri de La Fenice. La Guerre è eseguita da una
fonte antica destinata ad esecuzioni strumentali (Musica
de diversi autori
partite in caselle per sonar d'instromento
perfetto, Venezia 1577). La Bataglia Taliana è eseguita
dagli originali dell'edizione
veneziana del 1549. Le musiche organistiche sono eseguite
dagli originali.
I. Nella Basilica di Aquileia: il Magnificat
del Sesto Tono
- Andrea Gabrieli, Intonazione
del VI Tono
- (nella cripta) Antifona
del VI Tono
- (nelle tribune del
presbiterio) Giorgio Mainerio, Magnificat Sexti Toni
- Brevis modulatio:
Andrea Gabrieli, Canzon ariosa
II. Nel Palazzo del Duca: le battaglie
dei Francesi per il Ducato di Milano
- Improvvisazione: Arrivo
delle truppe francesi a Marignano (sopra una melodia popolare
francese)
- La vittoria dei Francesi
a Marignano: Clément Jannequin, La Guerre
- Giorgio Mainerio,
Ballo francese
- Giorgio Mainerio,
Ballo millanese
- La riscossa dei Milanesi
a Pavia: Matthias Hermann Werrecore, La Bataglia Taliana
III. Nella Basilica di Aquileia: il Magnificat
del Quinto Tono
- Claudio Merulo, Toccata
Primi Toni
- (nella cripta) Antifona
del V Tono
- (nelle tribune del
presbiterio) Giorgio Mainerio, Magnificat Quinti Toni
- Antifona del V Tono
- Improvvisazione: Fantasia
sopra il Regina Caeli
- (al centro dell'abside)
Giorgio Mainerio, Regina Caeli
Ascolta la musica
Interpreti
Il
Terzo Suono:
Laura Fabris soprano (La Battaglia Taliana, Regina Caeli)
Alessandro Carmignani controtenore
Gian Paolo Fagotto tenore
Fulvio Bettini baritono (i Magnificat)
Walter Testolin basso
Con la partecipazione di Alessio Nicolavcich tenore (Regina Caeli).
Daltrocanto
(direzione Dario Tabbia):
Alena Dantcheva, Claudia Gramaglia, Eugenia Corrieri, Tiziana Valvassori,
Miroku Tadashi, Gianluigi Ghiringhelli, Gianluca Zoccatelli, Alessio
Nicolavcich, Daniele Cernuto, Andrea Arrivabene, Marco Radaelli,
Enrico Bava, Abramo Rosalen
Cappella
Vocale Chorus Beatorum
(drezione Ornelio Bortoliero):
Alessio Nicolavcich, Daniele Cernuto, Claudio Mei, Franco Cisilino,
Cristiano Lancerotto
Ensemble
La Fenice
(direzione Jean Tubery):
Jean Tubery cornetto e cornetto muto, Stéphan Legée,
Pascal Gonzales tromboni, Bernard Fourtet trombone e serpentone
Ensemble
Il Suonar Parlante
(direzione Vittorio Ghielmi):
Vittorio Ghielmi, Cristiano Contadin, Fahmi Alqhai, Rodney Prada
viole da gamba
with/mit/con/avec
Edoardo Bellotti organo, Fabio Tricomi tamburo e flauto da tamburo
Gian Paolo Fagotto, direttore
Direttore della produzione:
Gian Andrea Lodovici
Supervisore della registrazione: Ornelio Bortoliero
Assistenti del supervisore: Laura Fabris, Eugenia Corrieri, Daniele
Cernuto
Ringraziamenti
L'incisione discografica è stata
realizzata con fondi gentilmente messi a disposizione dalla Provincia
di Pordenone e dalla Fondazione
C.R.U.P..
Ad entrambe vanno la nostra gratitudine ed il plauso per aver voluto
sostenere quest'operazione culturale.
Un ringraziamento alla Parrocchia
di Clauzetto (PN) che ha messo a disposizione per l'incisione
l'antica Pieve di San Martino d'Asio.
Informazioni tecniche
La registrazione utilizza la tecnologia
24 bit / 96 kHz. Questa
tecnologia ha un'estensione dinamica fino a 60 dB maggiore della
tecnologia standard 16 bit / 44,1 kHz ed una risoluzione fino
a 20 volte più grande.
Registrazione realizzata da Ing. Matteo Costa.
Montaggio digitale 24/96 realizzato da Ing. Matteo Costa.
Materiale utilizzato: 2 microfoni Schoeps MK-2S linear, 3 microfoni
Schoeps MK-4, 2 microfoni Neumann KM-140, 1 microfono B &
K 4004; preamplificatori microfonici Millennia Media HV-3D; convertitore
AD 24 bit / 96 Khz / 16 tracce Prism Sound ADA-8; 2 registratori
Tascam DA-98 HR; cavi microfonici Van den Hul MDC 403; cavi digitali
Proel 8xAES-EBU; per il montaggio 24/96 è stato utilizzato
Studio Audio Artemis 32 v. 4.02; downsampling per il CD eseguito
con Studio Audio Octavia v. 3.07.05.
Segnale non compresso né equalizzato in nessuno stadio
della produzione.
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