|
Franco Colussi, David Bryant
ed Elena Quaranta
Girolamo Dalla Casa detto Da Udene e l'ambiente musicale veneziano
Sommario del volume
Franco Colussi, Girolamo
Dalla Casa detto da Udene e i suoi fratelli Giovanni e Nicolò
leggi una pagina
· Produzione musicale
· Madrigali a 5 e 6 voci (1574)
· Il vero modo di diminuir (1584)
· Musica strumentale per il Teatro Olimpico Vicentino (1585)
· Il secondo libro de madrigali (1590)
· Il primo libro de mottetti a sei voci (1597)
· Nicolò Dalla Casa
· Bibliografia essenziale
David Bryant, Elena Quaranta, Aspetti
della vita musicale veneziana all'epoca di Girolamo Dalla Casa
leggi una pagina
· La diffusione della musica nel
Cinquecento veneziano
· La Cappella di San Marco
· I musicisti della Cappella
· I protagonisti
· Le condizioni di servizio
· Esclusività, peculiarità, esoterismo
· Oltre San Marco

Una pagina
tratta da:
Franco Colussi, GIROLAMO DALLA CASA DETTO DA UDENE E I SUOI FRATELLI
GIOVANNI E NICOLÒ
[
] Il 23 agosto del
1601, dopo un mese e mezzo di malattia, si spense in Venezia all'età
di 71 anni circa "il s.r Hieronimo dalla Casa da Udene musico
del Principe", ossia del doge. A meno di sei anni di distanza,
il 24 aprile 1607, fu la volta del fratello Giovanni e, dieci anni
più tardi, di un terzo fratello, Nicolò.
Si chiudeva così lo
straordinario sodalizio artistico di tre fratelli udinesi, che avevano
fatto fortuna grazie alle loro doti musicali di suonatori di strumenti
a fiato (i primi due cornettisti e il terzo suonatore di trombone
basso) e al grande affiatamento.
Troppo poco ancora sappiamo
della vita di questi tre artisti nonostante più di un musicologo
si sia occupato con passione delle loro vicende: non ultimo il compianto
don Gilberto Pressacco che a Girolamo aveva dedicato una lettura
presso l'Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Udine. La loro
vicenda umana sfugge ancor oggi per larga parte alle indagini archivistiche
anche più puntigliose, e chi scrive queste pagine già
si ritiene fortunato di poter aggiungere qualche tassello importante
(data, luogo di morte ed età sono alcune delle nuove acquisizioni)
ad un mosaico che non rivela nitidamente la sua immagine finale.
Anche se non vi sono documenti
anagrafici che lo attestino direttamente, Udine è certamente
la città che ha dato loro i natali: diversamente non si capirebbe
perché nei frontespizi delle proprie opere si dichiarino
sempre "da Udene" e tali vengano definiti anche in fonti
archivistiche veneziane.
Girolamo nacque intorno al
1530, Giovanni intorno al 1541; per Nicolò, che sembra essere
il più giovane dei tre, ancora non sono in grado di proporre
una data. L'apprendistato musicale (almeno dei due fratelli maggiori)
è probabile sia avvenuta nella città natale che manteneva
al suo servizio da tempi assai antichi (perlomeno dal 1372) suonatori
di strumenti a fiato affinché rallegrassero le feste pubbliche
(corse equestri, gare di tiro a segno, balli, visite di personaggi
illustri ...) e solennizzassero le ricorrenze civili e religiose.
Quella di mantenere a servizio sia dei trombettieri che fungevano
da araldi, sia vari suonatori di strumenti a fiato, o "piffari"
era un'abitudine assai diffusa tra i governi comunali dell'Italia
settentrionale. Le bande di "piffari", a detta di E. Selfridge-Field,
potevano comprendere trombe, tromboni, cornetti, cialamelle o salmoè,
cornamuse, tamburi, flauti dolci e forse flauti traversi.
Nel corso del Cinquecento
in questa compagnia strumentale udinese, un vero e proprio "Publicum
Musicale Gymnasium", si formarono diverse generazioni di strumentisti,
abilissimi e riconosciuti suonatori di cornetti, corni, corni adunchi,
tromboni, pifferi, pive, flauti sordi e alti, che esercitarono la
loro arte, oltre che in Friuli, in diverse corti e cappelle dell'Italia
del Nord e dei paesi dell'Europa centro-orientale ove trovavano
gradita ospitalità: ricordo i Celotto, i da Mosto, i Zagabria
ecc. tanto per citarne alcuni. Se è verisimile che anche
i Dalla Casa abbiano ricevuto la loro prima formazione a contatto
con questo gruppo, mancano comunque nelle fonti documentarie locali
riscontri diretti e riferimenti inequivocabili a loro, ma ciò
non deve stupire più di tanto: buona parte delle occasioni
musicali sfuggiva a qualsiasi tipo di registrazione contabile. Solo
due annotazioni degli Annales cittadini (i verbali delle assemblee
comunali dell'epoca) si possono interpretare con buona probabilità
riferibili a Girolamo: la prima c'informa che il 9 aprile del 1552
venne concessa una licenza, caldeggiata nientemeno che dal luogotenente
generale, a un Girolamo, piffaro stipendiato dalla comunità
udinese, perché si potesse recare a Venezia al servizio del
generale Tiepolo (tale servizio era già terminato il 28 maggio
seguente); la seconda riferisce invece che il 7 luglio del 1554
vennero assunti dalla comunità di Udine due nuovi strumentisti
per rimpiazzare Martino e Girolamo, piffari partiti dalla città.
Una annotazione del musicologo
belga François-Joseph Fétis contenuta nella sua monumentale
Biographie universelle des musiciens et bibliographie générale
de la musique (1873-75), vera miniera di notizie anche se non sempre
esatte, pone tuttavia qualche ostacolo a questa nostra identificazione.
Fétis scrive infatti di aver avuto tra le mani la parte di
tenore di un libro intitolato Motetti a quattro voci de cantare
e suonare negl'instrumenti di tutto genere, da Giron di Udine, musico
della illustr. Signioria (sic) di Venetia, in Venetia, appresso
di Antonio Gardane, 1551. Purtroppo però di questo libro
non s'è mai trovata traccia. Ora, se non ci sono dubbi nell'affermare
che Giron di Udine altri non può essere che il nostro Girolamo
Dalla Casa (e questi mottetti costituirebbero la sua prima opera
data alle stampe), perplessità derivano invece dal fatto
che l'autore si qualifichi già nel 1551 musico della Signoria
di Venezia. Che ci sia stata una svista di Fétis nel trascrivere
la data di stampa, magari 1551 invece di 1571? O che Girolamo fosse
effettivamente già nel 1551 al servizio della Signoria veneta?
Personalmente ritengo più probabile la prima ipotesi, sia
perché mi riuscirebbe difficile pensare che abbia lasciato
il prestigioso servizio alla Serenissima per andare ad allietare
la comunità di Udine, sia per altre considerazioni che farò
oltre illustrando la produzione musicale.
Abbandonata comunque la Patria
del Friuli nel luglio del 1554, Girolamo, per circa un decennio,
fa perdere le tracce di sé. È assai probabile si fosse
recato (forse con Nicolò e Giovanni) presso la corte bavarese,
dal momento che il suo nome compare in un documento ducale del 1565
e che egli nel 1574 dedicava a Ferdinando di Baviera il suo primo
libro di madrigali come "picciol tributo dell'antica mia servitù".
La corte di Monaco era allora un ambiente particolarmente vivace
dal punto di vista musicale: vi si trovavano musicisti fiamminghi
tra i quali spiccava Orlando di Lasso, uno dei grandi dell'epoca,
a lungo maestro della cappella ducale, e anche parecchi italiani
provenienti in particolare dalle regioni settentrionali della penisola.
Durante il magistero del Lasso la cappella di corte giunse a comprendere
una sessantina di membri, tutti ben pagati e circondati da alta
considerazione sociale. L'attività della cappella copriva
sia l'ambito profano sia quello sacro. Nel 1562 soggiornò
a Monaco per qualche tempo anche il veneziano Andrea Gabrieli mentre
il nipote Giovanni vi si recò negli anni seguenti più
di una volta. Qualche anno più tardi anche Giovan Battista,
Nicolò, Bernardo e Francesco Da Mosto cornettisti e trombonisti
abbandonarono Udine alla volta di Monaco.
Verso la fine del 1567 i tre
fratelli fecero la loro comparsa a Venezia dove spontaneamente si
offrirono di dare saggio delle loro abilità professionali
in occasione delle feste solenni di Natale in San Marco. Il 29 gennaio
seguente i Procuratori di San Marco, udito il parere dello stesso
Doge, stabilirono di retribuire "graziosamente" Girolamo,
i suoi due fratelli "et altri musici" affinché
dessero dei concerti nelle cantorie degli organi della basilica
marciana. [
]
Franco
Colussi
Torna
su

Una
pagina tratta da:
David Bryant ed Elena Quaranta, ASPETTI DELLA VITA MUSICALE VENEZIANA
ALL'EPOCA DI GIROLAMO DALLA CASA
[
] I musicisti
della Cappella.
La cappella musicale che più
si addice agli usi di una grande basilica di Stato è, per
definizione, "grande". I principali protagonisti musicali
alle cerimonie liturgiche sono: il maestro di cappella, il vice
maestro di cappella (dal tardo Cinquecento), i due organisti (di
cui il secondo era stato introdotto nel 1490), ciascuno fornito
di un proprio strumento, la cappella dei cantori, i cosiddetti "giovani
di coro" (i quali avevano l'obbligo della maggior parte delle
esecuzioni di canto liturgico), il gruppo degli strumentisti (come
si è detto, il primo gruppo permanente di suonatori viene
assunto nel 1568), il gruppo dei "pifferi del doge" (sei
suonatori, forse anch'essi di cornetti e tromboni, che accompagnavano
il doge in processione durante le importanti occasioni di Stato,
e che talvolta suonavano anche in chiesa).
Quanto al numero dei cantori,
negli ultimi anni del Quattrocento (periodo cui risalgono i primi
dati disponibili) il maestro di cappella dirigeva un nucleo composto
da una quindicina di cantori adulti stipendiati e alcuni "zaghi
cantadori". Nei secoli successivi si assiste ad una continua
espansione nelle dimensioni dell'organico. Quando, nel novembre
1562, la cappella dei cantori di San Marco fu divisa in due parti
- cappella grande e cappella piccola - in tal modo riprendendo un'antica
consuetudine da tempo interrotta, essa disponeva di ben 29 unità:
sei soprani, nove contralti, sei tenori, tre bassi, cinque putti
soprani. Quelli della cappella grande (la più numerosa, che
comprendeva per la maggior parte i cantori più bravi e più
attendibili) avevano il compito di cantare "tutti li giorni
della settimana eccetto solum li giorni di zobia e venere".
Questi, sempre nel novembre
1562, erano in 20 (quattro soprani, cinque contralti, tre tenori,
tre bassi, cinque putti soprani). La cappella piccola, che comprendeva
due soprani, quattro contralti, tre tenori e gli stessi cinque putti
soprani (non sono registrate in questo raggruppamento voci di basso),
cantava nei giorni di giovedì e venerdì festivi. In
più, essa doveva essere presente in basilica e a disposizione
del maestro di cappella in "tutti li giorni che la Serenissima
Signoria andarà in giesia, et ancho li giorni et le vigilie
de tutte le feste solenne che se aprirà la pala" [d'oro]
ma senza cantare se non dietro specifica richiesta da parte del
maestro. Alla sola messa del sabato le due cappelle cantavano unitamente.
Elenchi dei cantori compilati nel 1556 e nel 1565, quando si fusero
definitivamente le due cappelle, danno totali solo leggermente più
bassi.
Se alcuni elenchi dei cantori
adulti risalenti al 1589 e al 1595 fanno pensare a un calo notevole
del numero dei musicisti stipendiati - appena 13 unità -
ciò rispecchia non solo una reale riduzione delle forze a
disposizione ma anche, forse, un mutamento di regime economico secondo
il quale i cantori e suonatori necessari per le principali feste
liturgiche non erano più stipendiati ma ingaggiati appositamente
per l'occasione. Per esempio, in occasione del Natale del 1602 sono
compensati dalla Procuratia i servizi di ben quattordici strumentisti
straordinari: sei tromboni (di cui uno suonava anche il fagotto),
tre cornetti, due violini, un violone. Analoghi sono i pagamenti
riportati sul registro dell'anno 1604 per le feste dell'Epifania,
dell'Annunciazione, di sant'Isidoro e di san Marco. Sempre nel 1604,
quattordici cantori straordinari (oltre ai ventuno stipendiati in
quell'anno) sono pagati per aver cantato il vespro della vigilia
dell'Ascensione.
Un decennio dopo, nel 1616,
si decise di aumentare formalmente la sezione strumentale della
cappella; in quest'anno, l'organico comprendeva un maestro di cappella,
un vice-maestro di cappella, due organisti, ventiquattro cantori,
due maestri dei concerti e ben sedici suonatori. [
]
David
Bryant ed Elena Quaranta
|